Nonna Luisella me lo ripeteva sempre, ogni qualvolta mi sapeva andare al mare. Sabato non eravamo al mare, ma l’ho portata ugualmente con me a nuotare…

Il lago di Garda a far da sfondo alla città di Peschiera del Garda, per il Kuota TriO Peschiera su distanza olimpica. Un evento atteso e preparato negli ultimi due mesi, per misurarmi nuovamente con me stessa e con i magnifici 18 compagni e compagne di squadra. E pensare che solo l’anno scorso partecipammo in 4!

Entrare in Peschiera del Garda ed essere abbracciati dal suo lago, con i suoi colori, odori e tranquillità già mi rassicura. Io soffro sempre la frazione del nuoto e mi sono preparata negli allenamenti in acque libere, quest’estate in Toscana e in piscina, con immagini e pensieri positivi.

Ma non c’è tempo; parcheggiare l’auto ed essere travolti dall’euforia dei compagni di squadra è stato tutt’uno! Manca ancora qualche ora alla partenza e c’è tutto il tempo per il ritiro pettorali, il caffè in compagnia, i rituali di preparazione dell’equipaggiamento, il posizionamento in zona cambio e la prova acqua prima dello start, per me fondamentale.

Per la prima volta, vivo il rituale del numero tramite stencil: di solito ha il sapore “wild” del pennarello nero sulla pelle. Lasciamo asciugare il tatoo e stemperiamo la tensione pre-gara parlando tra noi. E’ un parlare civettuolo e scanzonato, grazie alle mogli, compagne e morose dei compagni di squadra.

Faccio il mio ingresso in zona cambio e cerco il mio numero: 1294! Siamo ben 1200 atleti iscritti in gara di cui 120 donne e la zona cambio è una gioia per il cuore, così colorata, così fitta di bici.

Trovato! quasi in fondo alla zona cambio. Memorizzo il mio posto, posiziono la mia fedele bici, casco, occhiali, scarpe bici, scarpe corsa, una nuvola di borotalco, il tutore per la caviglia e il piede, il pettorale, i gel… cosa manca? Ripercorro con lo sguardo l’ingresso in zona cambio, il lungo tappeto azzurro, il cambio di direzione e giù fino ai miei piedi.

Deposito la borsa.

Sulle spalle la muta, la cuffia viola dedicata alla batteria donne, la prima, occhialini, vaselina e via a piedi alla spiaggia dei Cappuccini dove prenderemo il via.

I compagni di squadra si sono già avviati ma non sono sola; al mio fianco ho Romeo che a tratti mi tiene mano nella mano. Scrutiamo le boe che terremo sulla destra, l’immissione nel canale che percorrerò sino all’uscita posta a Porta Brescia nel cuore della città vecchia.

Boa arancio, arancio, gialla, arancio… e poi sarò nel canale e mancherà poco

La vestizione della muta è sempre un’impresa e non a caso, in molti, sostengono che la frazione zero del triathlon, sia “sopravvivere alla muta”.

Indossata, una slinguata agli occhialini, cuffia sulla cofana e via in acqua.

Mi accoglie un fondo melmoso che smosso dagli atleti, ha colorato l’acqua di bianco, ma fatta qualche bracciata, si viene accolti da un verde acqua smeraldo di rara bellezza.

Raggiungo la prima boa, prendo fiato e torno, facendo lo slalom tra cuffie di ogni colore.

Appena il tempo di raggiungere la riva e già chiamano per la spunta.

Un po’ smarrita cerco lo sguardo di Romeo che non trovo. Ormai rassegnata, eccolo far capolino per darci il nostro bacio porta fortuna.

La tensione sale, respiro a fondo e poi mi abbandono al ritmo della musica. Cerco di stemperare la tensione con Giulia, Deborah e Angela che sono al mio fianco.

E poi, finalmente, lo start!

Sotto i piedi i sassi, la sabbia e poi in volo sull’acqua, nel ribollire di piedi e mani, sino alla prima boa. Scelgo il mio ritmo, dettato dalla respirazione sempre controllata ad accompagnare bracciate lunghe e distese. Imposto una traiettoria ideale più laterale rispetto alle altre per nuotare tranquilla.

L’acqua è limpida, il colore meraviglioso: una vera gioia per gli occhi.

Nonostante ci abbiano fatte uscire di parecchio dalla riva, sono molte le piante acquatiche che quasi ci sfiorano. Ma questa volta, alghe, piante acquatiche and Co. non mi fanno paura: dopo l’Idroscalo vado via dritta per la mia strada.

Il lago è calmo, la pochissima navigazione è delle barche di supporto ed assistenza: condizioni ideali per gareggiare. Passo la prima boa arancio, direzionale, la seconda arancio ma la boa gialla si è fa davvero desiderare.

Controllo il respiro, e mi allungo a guardare le mie mani. Solo all’ingresso del porticciolo trovo qualche onda: una sottile linea di passaggio in un nuovo contesto.

Sui muraglioni mi attende il calore del tifo inaspettato, al quale rivolgo un grande bacio. Il fondale si abbassa e nuoto su un tappeto di vegetazione marina mentre alla mia destra, mi osservano placide le imbarcazioni ormeggiate.

E poi, e poi non capisco, sembra di nuotare verso un muro che invece si rivelerà un ponte, quasi a sfiorare l’acqua.

Il colore dell’acqua diventa nero per il buio ma si ode il rumore dei passi di chi sopra cammina; dopo qualche bracciata, incontro nuovamente la luce a fendere l’acqua di un colore biancastro.

Ormai nuoto dentro ai muraglioni, l’acqua è bassa, ancora una curva e poi l’uscita. Percepisco il suono delle bracciate della batteria elite uomini, così esco di traiettoria e mi allargo. Ahimè i primi passano, bellissimi in fila indiana, poi poco distanti arriverà la tonnara a travolgermi in un turbinio di mani, piedi ed affondamenti vari.

Il triathleta uomo, non guarda; sbraccia e travolge tutto quello che può.

E rispondere ai calci non è consigliato visto che ho il piede sinistro che sta insieme con lo scotch dopo essere caduta 3 settimane prima in MTB. Mi concentro, raccolgo le energie ed affronto gli ultimi 50 metri a tutta, guadagnando il mio spazio d’uscita in mezzo agli ometti.

Felice appoggio i piedi sulla rampa e poi su, sui gradini di marmo e poi, di corsa, mentre sfilo la muta, attraverso il ponte, per guadagnare la zona cambio. Felice di non avere il solito mal di schiena da contrattura, felice per come ho gestito il nuoto che sempre tanta ansia mi ha riservato in passato.

Sfilo completamente la muta, infilo occhiali, casco che non riesco ad agganciare, scarpe, pettorale e via con la mia bici verso l’uscita. Il tempo di incitare Angela e poi su in sella. Il fiato rotto, il cuore nelle orecchie ma già pronta a spingere sui pedali.

Sono sola… sarà dura

40 km di collinare, molto muscolare e per la maggior parte contro vento. Un gel, un po’ d’acqua e giù a spingere per cercare di recuperare qualche posizione. Da subito il percorso si fa mosso e sarà così sino alla fine. Saluto Angela che ha decisamente un altro passo, e faccio il mio.

In alcuni tratti sono completamente sola ed ho anche il timore di avere sbagliato strada. Ma fortunatamente sopraggiungono i gruppi delle batterie degli uomini a rassicurarmi e talvolta, quasi a travolgermi. Qualcuno mi offre la sua scia, che prontamente rifiuto, con approvazione del Giudice di gara, che seguiva in moto.

A circa metà della frazione, trovo Elena e con lei rimarrò sino alla fine.

Nel frattempo arriva l’incitamento, prezioso, dei compagni di squadra, che mi sfilano in gruppo. Li riconosco, li saluto, li incito. Nella mia piccola rimonta, recupero anche Sara, un paio di altre donne e infine Debora, ma solo Elena rimarrà con me sino all’ingresso in T2, dove si separeranno le nostre strade.

In T2 vado lunga di qualche numero: i posti sono così fitti che l’ho mancato. Prontamente torno indietro.

Deposito la bici, giro il pettorale sul davanti, tolgo il casco, infilo il tutore e dolore…. un crampo al quadricipite: ma quanto fa male?! Respiro, non mi perdo d’animo, tiro forte il tutore, fisso i supporti, infilo le scarpe e parto.

Nella frazione bici ho speso molto, ma ho conservato anche le energie per riuscire a correre i 10 km che mi separano dal traguardo.

Il percorso anche in questo caso è bello mosso, a tratti sterrato, con un segmento a bastone, il più difficile psicologicamente, ma il più gratificante per l’incitamento con i compagni di fatica, e un tratto tra le mura e sui bastioni davvero spettacolare.

L’abbraccio dei tifosi, i cinque con Francesca, Grazia, Stefania, Stefano, Simone e Willy, Daniela rendono la fatica più lieve.

Il dolore al piede si fa sentire, prepotente, soprattutto nei tratti sterrati e in discesa dove non riesco a spingere di punta ma, va bene esserci, poterci essere comunque da protagonista.

Mi godrò in silenzio, nel rimbombo del mio respiro nelle orecchie, l’ultima vista dai muraglioni, sopra Porta Brescia, dove ancora ci sono le boe della frazione di nuoto e poi giù verso la discesa, ad imboccare quella splendida lingua felpata, di un azzurro intenso, che mi traghetterà verso il traguardo.

La fatica svanisce, il dolore non lo sento più: vedo il sorriso di Stefano a condividere la mia gioia, vedo le mani di Francesca e Grazia e l’arco dell’arrivo.

Un arrivo desiderato, ed agguantato dopo 3 ore 8 minuti di gara.

Ho nuotato con nonna ma ho corso con il cuore per Stefano, che ha rinunciato a gareggiare per motivi di salute.

Un plauso a tutte le compagne e compagni di squadra che hanno saputo dare il meglio ed onorare una gara dal percorso meraviglioso ma impegnativo, tagliando il traguardo.

Grazie a tutti per la splendida giornata di Sport e di Amicizia. Il Triathlon è anche questo, soprattutto questo!

Barbara

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